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Esofagite, cos’è e come si cura

L’esofagite è un’infiammazione della mucosa che riveste l’esofago, il condotto che collega la bocca allo stomaco. Si tratta di una condizione piuttosto comune che può causare sintomi fastidiosi come bruciore retrosternale, difficoltà nella deglutizione e dolore toracico. Le cause possono essere diverse, dal reflusso gastroesofageo alle infezioni, e il trattamento varia in base all’origine del problema.

Cos’è l’esofagite

L’esofagite è un processo infiammatorio che colpisce la mucosa esofagea, il tessuto che riveste internamente l’esofago. L’infiammazione può interessare l’intero esofago o solo alcune porzioni, in particolare la parte inferiore, quella più vicina allo stomaco.

L’esofago è un tubo muscolare lungo circa 25-30 centimetri che ha il compito di trasportare il cibo dalla faringe allo stomaco attraverso movimenti peristaltici. La sua mucosa è normalmente protetta da uno strato di muco, ma diversi fattori possono danneggiarla, causando infiammazione, erosioni o ulcere.

Cause principali dell’esofagite

L’esofagite può avere origini diverse, e identificare la causa è fondamentale per impostare il trattamento più appropriato.

Reflusso gastroesofageo

La causa più comune di esofagite è il reflusso gastroesofageo (MRGE), una condizione in cui i succhi gastrici acidi risalgono dallo stomaco nell’esofago. La mucosa esofagea, non essendo progettata per resistere all’acidità gastrica, si infiamma e si danneggia.

Il reflusso può essere causato da:

  • malfunzionamento dello sfintere esofageo inferiore, la valvola che separa esofago e stomaco
  • ernia iatale, quando parte dello stomaco risale attraverso il diaframma
  • aumento della pressione addominale (obesità, gravidanza)
  • rallentato svuotamento gastrico.

Infezioni

L’esofagite infettiva è più rara e colpisce principalmente persone con sistema immunitario compromesso.

  • Candida: fungo che può colonizzare l’esofago, causando esofagite candidosica.
  • Herpes simplex: virus che può provocare ulcere dolorose.
  • Citomegalovirus: nei pazienti immunodepressi.
  • HIV: può causare ulcere esofagee direttamente.

Farmaci

Alcuni farmaci possono irritare direttamente la mucosa esofagea quando rimangono a contatto prolungato con essa:

  • antibiotici (tetracicline, doxiciclina)
  • antinfiammatori non steroidei (FANS)
  • alendronato e altri bifosfonati per l’osteoporosi
  • potassio cloruro
  • aspirina.

Questo tipo di esofagite si verifica più facilmente se si assumono i farmaci senza acqua sufficiente o prima di coricarsi.

Esofagite eosinofila

È una forma di esofagite causata da una reazione allergica a determinati alimenti o allergeni ambientali. I globuli bianchi chiamati eosinofili si accumulano nella mucosa esofagea causando infiammazione cronica.

È più comune nei soggetti con altre patologie allergiche come asma, rinite allergica o dermatite atopica.

Cause chimiche

L’ingestione accidentale o volontaria di sostanze caustiche (acidi, alcali, candeggina) può causare gravi ustioni chimiche dell’esofago.

Radioterapia

La radioterapia della regione toracica, utilizzata per trattare alcuni tumori, può danneggiare la mucosa esofagea causando esofagite attinica.

Sintomi dell’esofagite

I sintomi variano in base alla causa e alla gravità dell’infiammazione.

Bruciore retrosternale (pirosi)

Il sintomo più caratteristico è una sensazione di bruciore dietro lo sterno che:

  • tende a peggiorare dopo i pasti
  • aumenta quando ci si sdraia o ci si piega in avanti
  • può risalire fino alla gola
  • viene spesso descritto come “fuoco” o “acido” che risale.

Difficoltà nella deglutizione (disfagia)

La disfagia può manifestarsi come:

  • sensazione di cibo che si ferma a livello del torace
  • necessità di bere acqua per aiutare la discesa del cibo
  • dolore durante la deglutizione (odinofagia)
  • difficoltà progressive, prima con i solidi poi anche con i liquidi.

Rigurgito

Risalita in bocca di cibo o liquido acido, specialmente quando ci si piega o ci si sdraia, spesso accompagnata da un sapore amaro o acido.

Dolore toracico

Un dolore al petto che può essere confuso con problemi cardiaci. È importante escludere cause cardiache prima di attribuirlo all’esofagite.

Altri sintomi

  • Tosse secca persistente, soprattutto notturna.
  • Raucedine o cambiamento del tono della voce.
  • Sensazione di corpo estraneo in gola.
  • Nausea e vomito.
  • Perdita di appetito.
  • Sanguinamento (nelle forme più gravi).
  • Alitosi.

Nelle forme severe possono verificarsi complicanze come stenosi esofagea (restringimento), ulcere o, nei casi di esofagite da reflusso cronica, esofago di Barrett (una condizione precancerosa).

Diagnosi dell’esofagite

La diagnosi si basa su diversi elementi.

Valutazione clinica

Il medico raccoglie informazioni su:

  • sintomi e loro caratteristiche
  • durata dei disturbi
  • storia clinica e farmacologica
  • presenza di fattori di rischio.

Esami strumentali

Per la diagnosi di esofagite, può essere necessario ricorrere a esami strumentali.

Gastroscopia (EGDS)

È l’esame di riferimento per diagnosticare l’esofagite. La gastroscopia permette di:

  • visualizzare direttamente la mucosa esofagea
  • valutare il grado di infiammazione, la presenza di erosioni o ulcere
  • eseguire biopsie per esami istologici
  • identificare la causa (reflusso, infezioni, eosinofilia).

pH-metria esofagea

Misura l’acidità nell’esofago nelle 24 ore, utile per diagnosticare il reflusso gastroesofageo e valutare l’efficacia della terapia.

Manometria esofagea

Valuta la motilità esofagea e la funzionalità degli sfinteri, utile in casi selezionati.

Esofagografia con bario

Radiografia dell’esofago dopo ingestione di un contrasto, meno utilizzata ma utile per valutare stenosi o alterazioni anatomiche.

Trattamento dell’esofagite

Il trattamento dipende dalla causa sottostante.

Esofagite da reflusso

Questa condizione può essere trattata sia con una terapia farmacologica sia agendo su fattori modificabili come lo stile di vita.

Modifiche dello stile di vita

  • Perdere peso se in sovrappeso.
  • Evitare pasti abbondanti, preferire pasti piccoli e frequenti.
  • Non coricarsi subito dopo mangiato (attendere almeno 2-3 ore).
  • Sollevare la testata del letto di 15-20 cm.
  • Evitare indumenti stretti sull’addome.
  • Smettere di fumare.
  • Ridurre il consumo di alcol.

Terapia farmacologica

  • Inibitori di pompa protonica (IPP): come omeprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo. Sono i farmaci più efficaci per ridurre la produzione di acido gastrico.
  • Antagonisti dei recettori H2: come ranitidina o famotidina, meno potenti degli IPP.
  • Antiacidi: per sintomi occasionali, neutralizzano rapidamente l’acido.
  • Procinetici: come metoclopramide, migliorano lo svuotamento gastrico.
  • Alginati: formano una barriera protettiva sopra il contenuto gastrico.

La durata del trattamento varia da poche settimane a terapie di mantenimento a lungo termine, a seconda della gravità.

Esofagite infettiva

Richiede terapie specifiche:

  • antifungini: come fluconazolo per la candidosi
  • antivirali: come aciclovir per l’herpes simplex
  • ganciclovir: per il citomegalovirus.

Esofagite da farmaci

  • Sospendere o sostituire il farmaco responsabile quando possibile.
  • Assumere i farmaci con abbondante acqua.
  • Evitare di coricarsi subito dopo l’assunzione.
  • Utilizzare formulazioni alternative (liquide o endovenose).

Esofagite eosinofila

  • Dieta di eliminazione: identificare ed eliminare gli alimenti trigger.
  • Corticosteroidi topici: come fluticasone o budesonide deglutiti.
  • Inibitori di pompa protonica: possono essere utili anche in questa forma.
  • Dilatazione endoscopica: in caso di stenosi.

Esofagite caustica

Richiede trattamento d’urgenza:

  • non indurre il vomito
  • ospedalizzazione immediata
  • valutazione endoscopica precoce
  • terapia di supporto e monitoraggio
  • eventuale trattamento chirurgico nei casi più gravi.

Cosa non mangiare se si ha l’esofagite

Alcuni alimenti possono peggiorare i sintomi dell’esofagite da reflusso.

  • Cibi acidi: agrumi, pomodori, aceto.
  • Cibi piccanti: peperoncino, pepe, spezie forti.
  • Cibi grassi: fritture, formaggi stagionati, carni grasse.
  • Cioccolato: rilassa lo sfintere esofageo inferiore.
  • Menta e mentolo: hanno lo stesso effetto rilassante.
  • Bevande gassate: aumentano la pressione gastrica.
  • Caffè e tè: stimolano la produzione acida.
  • Alcol: irrita la mucosa e aumenta l’acidità.
  • Cibi molto caldi o molto freddi: possono irritare ulteriormente.

È importante identificare i propri trigger personali, poiché la tolleranza varia da individuo a individuo.

Come sfiammare l’esofago in modo naturale

Alcuni rimedi naturali possono offrire sollievo complementare.

  • Camomilla: tisane che possono avere un effetto lenitivo.
  • Aloe vera: il succo può aiutare a proteggere la mucosa.
  • Liquirizia: ha proprietà antinfiammatorie (attenzione in caso di ipertensione).
  • Zenzero: può aiutare la digestione e ridurre l’infiammazione.
  • Malva: tisane con effetto emolliente.
  • Miele: può formare una pellicola protettiva.

Questi rimedi non sostituiscono la terapia medica ma possono essere utilizzati come supporto, sempre dopo aver consultato il medico.

Complicanze dell’esofagite non trattata

Se non adeguatamente trattata, l’esofagite può portare a:

  • stenosi esofagea, ossia restringimento dell’esofago con disfagia progressiva
  • ulcere esofagee con rischio di sanguinamento
  • esofago di Barrett. una metaplasia della mucosa con aumentato rischio di adenocarcinoma esofageo
  • perforazione esofagea nelle forme causative gravi
  • anemia per perdite ematiche croniche.

Prognosi

La prognosi dell’esofagite è generalmente buona con un trattamento appropriato. La maggior parte dei pazienti risponde bene alla terapia e i sintomi si risolvono in poche settimane. Tuttavia, l’esofagite da reflusso tende ad essere una condizione cronica che richiede modifiche permanenti dello stile di vita e, spesso, terapia di mantenimento a lungo termine.

L’esofagite è una condizione comune ma gestibile. Riconoscere i sintomi precocemente e seguire un trattamento adeguato permette di controllare l’infiammazione, prevenire complicanze e migliorare significativamente la qualità della vita. In caso di sintomi persistenti è sempre consigliabile consultare un medico per una valutazione appropriata.