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Cos’è la spalla congelata o capsulite adesiva

La spalla congelata, nota in ambito medico come capsulite adesiva, è una condizione dolorosa che limita progressivamente i movimenti dell’articolazione della spalla. Si tratta di un disturbo che colpisce la capsula articolare, il tessuto connettivo che avvolge l’articolazione gleno-omerale, causandone l’ispessimento e la retrazione. Questa patologia può avere un impatto significativo sulla qualità di vita, rendendo difficili anche i gesti quotidiani più semplici come vestirsi, pettinarsi o raggiungere oggetti in alto.

La spalla congelata colpisce circa il 2-5% della popolazione generale, con una maggiore incidenza nelle donne tra i 40 e i 60 anni. Sebbene nella maggior parte dei casi si risolva spontaneamente, il processo di guarigione può richiedere da diversi mesi fino a tre anni, rendendo fondamentale una diagnosi precoce e un trattamento appropriato.

In questo articolo approfondiremo le cause della spalla congelata, i sintomi caratteristici, le fasi evolutive della malattia e le opzioni terapeutiche disponibili per accelerare il recupero e alleviare il dolore.

Quali sono le cause della spalla congelata?

Le cause della spalla congelata non sono sempre completamente chiare, ma la ricerca medica ha identificato diversi fattori di rischio e condizioni predisponenti. La capsulite adesiva può essere classificata in due categorie principali: primaria (o idiopatica) e secondaria.

La spalla congelata primaria si sviluppa spontaneamente senza una causa apparente. Tuttavia, esistono alcuni fattori che aumentano significativamente il rischio di sviluppare questa condizione:

  • Diabete mellito: le persone diabetiche hanno una probabilità 5 volte maggiore di sviluppare capsulite adesiva, probabilmente a causa di alterazioni del tessuto connettivo
  • Disturbi tiroidei: sia l’ipotiroidismo che l’ipertiroidismo sono associati a un rischio aumentato
  • Malattie cardiovascolari: patologie cardiache e ictus possono predisporre alla spalla congelata
  • Morbo di Parkinson: i pazienti con questa condizione neurologica presentano un’incidenza maggiore

La spalla congelata secondaria si verifica invece dopo un evento scatenante specifico, come:

  • Traumi o lesioni alla spalla
  • Interventi chirurgici alla spalla o al torace
  • Immobilizzazione prolungata dell’arto superiore
  • Tendinite o borsiti della spalla non trattate adeguatamente

I sintomi della capsulite adesiva

I sintomi della spalla congelata si manifestano in modo caratteristico e progressivo. Il segno distintivo principale è la combinazione di dolore e rigidità articolare, che limita sia i movimenti attivi (eseguiti dal paziente) sia quelli passivi (eseguiti da un’altra persona).

Il dolore è tipicamente:

  • Localizzato nella parte anteriore e laterale della spalla
  • Più intenso durante la notte, disturbando il sonno
  • Aggravato dai movimenti, specialmente quelli di rotazione esterna e abduzione
  • Irradiato talvolta lungo il braccio

La limitazione funzionale si manifesta con difficoltà a:

  • Sollevare il braccio sopra la testa
  • Portare la mano dietro la schiena
  • Raggiungere oggetti lateralmente
  • Eseguire movimenti di rotazione del braccio

Quali sono i 3 stadi della spalla congelata?

La spalla congelata evolve attraverso tre fasi distinte, ciascuna con caratteristiche cliniche specifiche e durata variabile. Comprendere queste fasi è fondamentale per impostare il trattamento più appropriato.

Fase Caratteristiche principali
Fase 1: Congelamento (6 settimane – 9 mesi) Dolore progressivamente crescente, inizio limitazione movimenti, dolore notturno intenso, peggioramento graduale funzionalità
Fase 2: Congelata (4 – 12 mesi) Riduzione del dolore, rigidità articolare massima, marcata limitazione movimenti, difficoltà significative attività quotidiane
Fase 3: Scongelamento (6 mesi – 2 anni) Graduale recupero mobilità articolare, ulteriore diminuzione dolore, progressivo miglioramento funzionalità, ritorno graduale alle normali attività

Fase 1: Fase di congelamento (freezing)

Questa fase iniziale dura tipicamente da 6 settimane a 9 mesi. È caratterizzata da:

  • Dolore progressivamente crescente
  • Inizio della limitazione dei movimenti
  • Dolore notturno intenso che disturba il sonno
  • Peggioramento graduale della funzionalità

Fase 2: Fase congelata (frozen)

Questa fase intermedia dura generalmente da 4 a 12 mesi. Si distingue per:

  • Riduzione del dolore rispetto alla fase precedente
  • Rigidità articolare massima
  • Marcata limitazione dei movimenti in tutte le direzioni
  • Difficoltà significative nelle attività quotidiane

Fase 3: Fase di scongelamento (thawing)

La fase finale può durare da 6 mesi a 2 anni. È caratterizzata da:

  • Graduale recupero della mobilità articolare
  • Ulteriore diminuzione del dolore
  • Progressivo miglioramento della funzionalità
  • Ritorno graduale alle normali attività

Quanto dura la spalla congelata?

La durata complessiva della spalla congelata è molto variabile da paziente a paziente. In media, il decorso naturale della malattia si estende da 18 a 30 mesi, considerando tutte e tre le fasi evolutive. Tuttavia, alcuni pazienti possono sperimentare sintomi per periodi più brevi (12 mesi) o più lunghi (fino a 3 anni).

Diversi fattori influenzano la durata della condizione:

  • La presenza di diabete tende a prolungare i tempi di recupero
  • Un trattamento precoce e appropriato può accelerare la guarigione
  • La compliance del paziente alla fisioterapia è determinante
  • L’età e le condizioni generali di salute giocano un ruolo importante

È importante sottolineare che, sebbene la maggior parte dei pazienti recuperi completamente o quasi completamente la mobilità, circa il 10-15% può mantenere una certa limitazione funzionale residua anche dopo la risoluzione della fase acuta.

Come si guarisce dalla capsulite adesiva?

Il trattamento della spalla congelata richiede un approccio personalizzato che varia in base alla fase della malattia e alla gravità dei sintomi. L’obiettivo terapeutico è duplice: controllare il dolore e preservare o recuperare la mobilità articolare.

Trattamento conservativo

Nella maggior parte dei casi, l’approccio conservativo rappresenta la prima linea di trattamento:

  • Terapia farmacologica: farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per controllare dolore e infiammazione, talvolta corticosteroidi orali nei casi più severi.
  • Fisioterapia: rappresenta il cardine del trattamento conservativo. Include esercizi di stretching delicato, mobilizzazione passiva e attiva assistita, tecniche di terapia manuale. È fondamentale che gli esercizi siano graduali e non provochino dolore intenso. La fisiochinesiterapia è particolarmente indicata per il recupero progressivo della funzionalità articolare.
  • Infiltrazioni: le iniezioni intra-articolari di corticosteroidi possono fornire un sollievo significativo dal dolore, specialmente nella fase iniziale, facilitando la partecipazione alla fisioterapia.

Trattamenti avanzati

Quando il trattamento conservativo non produce risultati soddisfacenti, possono essere considerate opzioni più invasive:

  • Distensione idraulica: procedura che prevede l’iniezione di soluzione salina nell’articolazione per distendere la capsula retratta.
  • Manipolazione in anestesia: eseguita in sala operatoria, consiste nella mobilizzazione forzata ma controllata della spalla per rompere le aderenze.
  • Artroscopia: intervento chirurgico mini-invasivo per rilasciare la capsula articolare retratta, riservato ai casi resistenti agli altri trattamenti.

La scelta del percorso terapeutico più appropriato deve essere sempre discussa con uno specialista ortopedico o fisiatra, che valuterà la situazione specifica del paziente e proporrà il piano di cura più adeguato.