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L’ictus: come identificare i sintomi

L’ictus rappresenta una delle principali cause di disabilità e mortalità a livello mondiale. Si tratta di un’emergenza medica che richiede intervento immediato: ogni minuto senza trattamento comporta la perdita di quasi due milioni di neuroni. Riconoscere tempestivamente i sintomi può letteralmente salvare una vita o prevenire danni cerebrali permanenti.

In Italia si verificano ogni anno circa 150.000 nuovi casi di ictus (che salgono a quasi 200.000 considerando le recidive): è la prima causa di disabilità nell’adulto e tra le prime cause di morte, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori (fonte: Istituto Superiore di Sanità, Linee guida italiane SPREAD). La buona notizia è che una larga parte di questi eventi è prevenibile e che, quando l’ictus si verifica, saperlo riconoscere in pochi secondi cambia radicalmente la prognosi.

Che cos’è l’ictus

L’ictus, noto anche come “stroke” in inglese o “accidente cerebrovascolare”, è un’improvvisa interruzione dell’afflusso di sangue a una parte del cervello. Questa interruzione priva le cellule cerebrali dell’ossigeno e dei nutrienti essenziali, causando la loro morte in pochi minuti.

Esistono principalmente due tipologie di ictus.

Ictus ischemico

Rappresenta circa l’85% dei casi. Si verifica quando un coagulo di sangue blocca un’arteria diretta al cervello. I coaguli possono formarsi localmente (ictus trombotico) oppure originarsi altrove nel corpo e viaggiare fino al cervello (ictus embolico).

Ictus emorragico

Costituisce circa il 15% dei casi. Avviene quando un vaso sanguigno nel cervello si rompe, causando un’emorragia cerebrale. Il sangue fuoriuscito esercita pressione sul tessuto cerebrale circostante, danneggiandolo. Le due forme principali sono l’emorragia intracerebrale e l’emorragia subaracnoidea.

L’attacco ischemico transitorio (TIA)

Esiste anche una condizione chiamata attacco ischemico transitorio (TIA), talvolta definito “mini-ictus”, che presenta sintomi simili all’ictus ma di breve durata (generalmente meno di un’ora). Pur non causando danni permanenti, il TIA è un campanello d’allarme da non ignorare mai: si stima che circa una persona su tre colpita da TIA vada incontro a un ictus vero e proprio, e che una quota rilevante di pazienti abbia avuto un TIA nei giorni immediatamente precedenti l’evento maggiore. Di fronte a sintomi neurologici improvvisi, anche se si risolvono spontaneamente in pochi minuti, è quindi necessario rivolgersi comunque al pronto soccorso.

I sintomi dell’ictus: come riconoscerli

I sintomi dell’ictus si manifestano solitamente in modo improvviso e possono variare a seconda dell’area cerebrale colpita. È fondamentale memorizzare l’acronimo FAST (Face, Arms, Speech, Time), che rappresenta un metodo rapido ed efficace per identificare i segni principali.

F – Face (Faccia)

Chiedere alla persona di sorridere. In caso di ictus, un lato del viso può apparire cadente o asimmetrico. La bocca o un occhio possono essere storti o abbassati.

A – Arms (Braccia)

Chiedere alla persona di sollevare entrambe le braccia. In caso di ictus, un braccio può essere più debole e tendere ad abbassarsi rispetto all’altro.

S – Speech (Linguaggio)

Chiedere alla persona di ripetere una frase semplice. In caso di ictus, il linguaggio può risultare confuso, incomprensibile, oppure la persona può avere difficoltà a trovare le parole.

T – Time (Tempo)

Se si osserva uno qualsiasi di questi segni, è fondamentale chiamare immediatamente il numero unico di emergenza 112 (o il 118 dove ancora attivo). Il fattore tempo è cruciale: per l’ictus ischemico, l’efficacia delle cure nei primi 90 minuti è circa doppia rispetto ai 90 minuti successivi.

Altri sintomi dell’ictus

Oltre ai segni principali identificati dall’acronimo FAST, l’ictus può manifestarsi con:

  • forte mal di testa improvviso, spesso descritto come “il peggior mal di testa della vita”, particolarmente comune nell’ictus emorragico
  • problemi alla vista in uno o entrambi gli occhi: visione offuscata, doppia o perdita della vista
  • vertigini o problemi di equilibrio: difficoltà a camminare, mancanza di coordinazione o inciampo improvviso
  • confusione o difficoltà a comprendere ciò che gli altri dicono
  • intorpidimento o debolezza del viso, di un braccio o di una gamba, specialmente su un lato del corpo
  • difficoltà a deglutire

Differenze tra ictus e infarto

Davanti a un sospetto ictus, il comportamento di chi è presente nei primi minuti può fare la differenza tra un recupero completo e danni permanenti. Ecco come comportarsi in attesa dei soccorsi.

  1. Chiamare subito il 112 (o il 118), specificando che si sospetta un ictus: questo permette di attivare il percorso dedicato e indirizzare la persona verso un ospedale con Stroke Unit (centro ictus).
  2. Annotare l’ora di esordio dei sintomi, o l’ultima volta in cui la persona è stata vista in condizioni normali: è un’informazione decisiva per i medici, perché molte terapie sono efficaci solo entro una precisa finestra temporale.
  3. Far sdraiare la persona con la testa e le spalle leggermente sollevate; se è incosciente ma respira, metterla in posizione laterale di sicurezza.
  4. Non somministrare cibo, bevande o farmaci: la difficoltà di deglutizione può provocare soffocamento o inalazione nelle vie respiratorie.
  5. Slacciare gli indumenti stretti (cravatta, colletto, cintura) per favorire la respirazione.
  6. Restare accanto alla persona, rassicurarla e seguire le indicazioni dell’operatore del 112 fino all’arrivo dei soccorsi.

Da evitare assolutamente: aspettare che i sintomi “passino da soli”, accompagnare la persona in auto al pronto soccorso anziché chiamare l’ambulanza (i mezzi di soccorso avviano la presa in carico già durante il trasporto), o somministrare aspirina o altri farmaci di propria iniziativa.

Differenze tra ictus e infarto

Sebbene entrambe le condizioni siano emergenze mediche causate da problemi circolatori, ictus e infarto colpiscono organi diversi:

  • ictus: colpisce il cervello, quando viene interrotto l’afflusso di sangue a una parte dell’encefalo
  • infarto: colpisce il cuore, quando viene interrotto l’afflusso di sangue a una parte del muscolo cardiaco

I sintomi sono quindi differenti: mentre l’ictus si manifesta principalmente con problemi neurologici (difficoltà nel parlare, debolezza muscolare unilaterale, asimmetria facciale), l’infarto si presenta tipicamente con dolore toracico, che può irradiarsi al braccio sinistro, alla mandibola o alla schiena, accompagnato da sudorazione e sensazione di oppressione. In entrambi i casi, però, vale la stessa regola: sono emergenze tempo-dipendenti e richiedono l’immediata chiamata al 112.

Cause e fattori di rischio dell’ictus

Fattori di rischio non modificabili

  • Età: il rischio aumenta con l’avanzare dell’età, raddoppiando dopo i 55 anni per ogni decade
  • Sesso: gli uomini hanno un rischio maggiore rispetto alle donne, anche se le donne tendono ad avere ictus più gravi
  • Storia familiare e genetica: una storia familiare di ictus aumenta il rischio
  • Etnia: alcune popolazioni hanno un rischio maggiore
  • Precedenti episodi di ictus o TIA: chi ha già avuto un ictus o un TIA ha maggiori probabilità di averne un altro

Fattori di rischio modificabili

  • Ipertensione arteriosa: il fattore di rischio più importante, aumenta da 4 a 6 volte il rischio di ictus
  • Fumo: aumenta il rischio di 2-4 volte, danneggiando i vasi sanguigni e favorendo la formazione di coaguli
  • Diabete: incrementa il rischio di 2-3 volte
  • Fibrillazione atriale e altre malattie cardiache: favoriscono la formazione di coaguli che possono viaggiare fino al cervello
  • Colesterolo alto: contribuisce all’aterosclerosi, restringendo le arterie
  • Obesità e sedentarietà: aumentano il rischio attraverso vari meccanismi, tra cui l’aggravamento di altri fattori di rischio
  • Dieta ricca di sale e grassi saturi: contribuisce all’ipertensione e all’aterosclerosi
  • Abuso di alcol e uso di droghe: possono aumentare la pressione sanguigna e danneggiare i vasi
  • Stress cronico: può contribuire all’ipertensione e ad altre condizioni che aumentano il rischio

Come si diagnostica l’ictus

Di fronte a un sospetto ictus, la diagnosi deve essere rapida per consentire un trattamento tempestivo. Il percorso diagnostico in ospedale prevede generalmente:

  • TC cerebrale (tomografia computerizzata): è il primo esame, eseguito d’urgenza, perché permette di distinguere rapidamente l’ictus ischemico da quello emorragico, scelta che determina il tipo di trattamento
  • Risonanza magnetica (RMN) cerebrale: più sensibile della TC nelle prime ore e nell’individuare lesioni di piccole dimensioni
  • Elettrocardiogramma (ECG) ed ecocardiogramma: per individuare un’eventuale origine cardiaca dell’ictus, come la fibrillazione atriale
  • Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (carotideo): valuta lo stato delle arterie carotidi e la presenza di placche aterosclerotiche, importante sia nella diagnosi sia nella prevenzione delle recidive
  • Esami del sangue: per valutare glicemia, colesterolo, coagulazione e altri parametri utili a definire le cause e impostare la terapia

Conseguenze dell’ictus

Le conseguenze dell’ictus variano notevolmente in base all’area cerebrale colpita, all’estensione del danno e alla tempestività del trattamento. Possono includere:

  • problemi motori: paralisi o debolezza, generalmente sul lato opposto del corpo rispetto all’emisfero cerebrale colpito
  • disturbi del linguaggio: afasia (difficoltà a comprendere o produrre linguaggio), disartria (difficoltà nella pronuncia)
  • disturbi cognitivi: problemi di memoria, attenzione, pianificazione o esecuzione di compiti complessi
  • disturbi della percezione: negligenza spaziale unilaterale, disturbi visivi
  • disturbi emotivi e comportamentali: depressione, ansia, irritabilità, cambiamenti di personalità
  • difficoltà nella deglutizione (disfagia)
  • dolore cronico, specialmente nelle aree affette da paralisi o debolezza
  • epilessia post-ictus in circa il 10% dei sopravvissuti

La riabilitazione dopo un ictus mira a recuperare le funzioni perse o compromesse e ad adattarsi alle limitazioni residue, migliorando la qualità della vita. È un percorso multidisciplinare che può coinvolgere fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali e psicologi.

L’importanza della prevenzione e della rapidità d’intervento

La prevenzione dell’ictus si basa principalmente sul controllo dei fattori di rischio modificabili:

  • mantenere la pressione arteriosa sotto controllo
  • smettere di fumare
  • controllare il diabete
  • trattare adeguatamente la fibrillazione atriale
  • seguire una dieta sana, povera di sale e grassi saturi
  • praticare attività fisica regolare
  • limitare il consumo di alcol
  • gestire lo stress

In caso di sintomi di ictus, la rapidità d’intervento è fondamentale. Il trattamento dell’ictus ischemico, che prevede la somministrazione di farmaci trombolitici per sciogliere il coagulo o procedure endovascolari per rimuoverlo (trombectomia meccanica), è efficace solo se iniziato entro poche ore dall’insorgenza dei sintomi: generalmente entro 4,5 ore per la trombolisi farmacologica ed entro 24 ore per alcuni interventi endovascolari in casi selezionati.

Memorizzare l’acronimo FAST e agire tempestivamente in caso di sintomi sospetti può letteralmente salvare una vita e ridurre significativamente le conseguenze a lungo termine dell’ictus.

Domande frequenti sull’ictus

Come si riconosce un ictus?

Con il test FAST: Face (un lato del viso appare cadente o asimmetrico), Arms (un braccio cade o resta più debole quando si chiede di alzarle entrambe), Speech (il linguaggio è confuso o difficoltoso), Time (è il momento di chiamare subito il 112). Bastano pochi secondi per eseguirlo.

Quali sono i primi segnali di un ictus?

La comparsa improvvisa di debolezza o intorpidimento a un lato del corpo, difficoltà a parlare o a comprendere, disturbi della vista, vertigini o perdita di equilibrio e un mal di testa violento e improvviso. Talvolta sono preceduti da un attacco ischemico transitorio (TIA).

Quanto durano i sintomi di un ictus?

Nell’ictus i sintomi persistono e tendono a peggiorare. Nel TIA durano in genere meno di un’ora e si risolvono spontaneamente: anche in questo caso, però, vanno trattati come un’emergenza, perché possono precedere un ictus vero e proprio.

Cosa fare mentre si aspettano i soccorsi?

Far sdraiare la persona con testa e spalle sollevate, annotare l’ora di esordio dei sintomi, non somministrare cibo, bevande o farmaci, slacciare gli indumenti stretti e restare accanto seguendo le indicazioni dell’operatore del 112.

Che differenza c’è tra ictus e infarto?

L’ictus colpisce il cervello e si manifesta con sintomi neurologici; l’infarto colpisce il cuore e si manifesta soprattutto con dolore toracico. Entrambi sono emergenze tempo-dipendenti che richiedono la chiamata immediata al 112.

L’ictus può colpire anche i giovani?

Sì. Pur essendo più frequente dopo i 55 anni, una quota di casi riguarda persone più giovani, e l’incidenza in questa fascia è in aumento per la maggiore diffusione di fattori di rischio come ipertensione, diabete, obesità e fumo.

Di Massimiliano de CesareMassimiliano de Cesare