Pachimetria corneale: l’esame che misura lo spessore della cornea
La pachimetria corneale è un esame diagnostico che misura lo spessore della cornea, la membrana trasparente che riveste la parte anteriore dell’occhio. Questa misurazione rappresenta un dato clinico fondamentale per valutare l’affidabilità della pressione intraoculare e per diagnosticare diverse patologie oculari.
Lo spessore corneale influisce sulla precisione della tonometria, l’esame che misura la pressione dell’occhio: una cornea più spessa può far apparire la pressione artificialmente elevata, mentre una più sottile può sottostimarla. Conoscere il valore pachimetrico permette quindi di interpretare correttamente i risultati della pressione oculare, aspetto cruciale nella diagnosi e nel monitoraggio del glaucoma.
L’esame viene prescritto anche per valutare l’idoneità a interventi di chirurgia refrattiva laser, per monitorare l’evoluzione del cheratocono e per pianificare trapianti di cornea o altre procedure chirurgiche corneali.
Scopo e indicazioni della pachimetria
La misurazione dello spessore corneale serve a molteplici scopi diagnostici e terapeutici. L’indicazione principale riguarda i pazienti a rischio di glaucoma o con diagnosi accertata: in questi casi la pachimetria permette di correggere i valori della pressione intraoculare e di stratificare meglio il rischio di progressione della malattia.
Nei pazienti affetti da cheratocono, patologia caratterizzata da un progressivo assottigliamento e deformazione della cornea, l’esame consente di monitorare l’evoluzione della condizione e di valutare l’opportunità di trattamenti come il cross-linking corneale. La mappa pachimetrica evidenzia infatti le aree di maggior assottigliamento, indicatore di progressione della malattia.
Prima di interventi di chirurgia refrattiva laser (per correggere miopia, ipermetropia o astigmatismo), la pachimetria è indispensabile per verificare che lo spessore residuo dopo l’ablazione laser sia sufficiente a garantire la stabilità strutturale della cornea. Valori inferiori alla norma possono controindicare la procedura o richiedere tecniche alternative.
L’esame trova applicazione anche nella valutazione dell’edema corneale, nelle distrofie corneali e nei portatori cronici di lenti a contatto, per monitorare eventuali alterazioni dello spessore dovute a ipossia o disidratazione corneale.
Come si svolge la pachimetria corneale
La pachimetria corneale è un esame rapido e indolore che non richiede particolari preparazioni, salvo la sospensione delle lenti a contatto nei giorni precedenti (generalmente 3-5 giorni, fino a due settimane per lenti rigide o in caso di valutazione pre-chirurgica).
Il paziente viene fatto accomodare su una poltrona o sgabello in posizione seduta. Se si utilizza la tecnica a ultrasuoni, viene instillato un collirio anestetico per eliminare qualsiasi sensazione di fastidio al contatto con la cornea. Il medico o l’ortottista appoggia delicatamente una sonda sulla superficie corneale, solitamente al centro, per rilevare lo spessore attraverso onde ultrasoniche. La misurazione può essere ripetuta più volte per garantire l’accuratezza del dato.
Con le tecniche ottiche, invece, non c’è contatto fisico con l’occhio. Il paziente deve semplicemente fissare una mira luminosa per alcuni secondi mentre lo strumento effettua scansioni della cornea. Un software elabora le immagini acquisite e calcola lo spessore in diversi punti della superficie corneale.
L’esame può essere eseguito a qualsiasi età, purché il paziente sia in grado di collaborare mantenendo lo sguardo fisso durante l’acquisizione dei dati. Nei bambini piccoli o poco collaboranti potrebbe risultare difficoltoso ottenere misurazioni affidabili.
Tecniche di misurazione: ultrasuoni e metodi ottici
Esistono diverse metodiche per eseguire la pachimetria, ciascuna con specifiche caratteristiche tecniche.
Pachimetria a ultrasuoni (pachimetria acustica): rappresenta la tecnica tradizionale e più diffusa. Utilizza una sonda che emette ultrasuoni i quali, rimbalzando sulla superficie posteriore della cornea, permettono di calcolare lo spessore. Richiede il contatto diretto con la cornea previa anestesia topica. Offre misurazioni precise e affidabili del punto centrale della cornea.
Pachimetria ottica: sfrutta tecnologie basate sulla luce anziché sugli ultrasuoni. Include diverse varianti:
- Tomografia a coerenza ottica (OCT): fornisce immagini ad alta risoluzione degli strati corneali e misurazioni precise senza contatto
- Scheimpflug camera: utilizzata nei tomografi corneali, offre una mappa pachimetrica completa che mostra lo spessore in ogni punto della cornea
- Microscopia confocale: permette di visualizzare gli strati cellulari della cornea, utile in casi particolari
La mappa pachimetrica rappresenta un’evoluzione diagnostica importante: invece di misurare solo lo spessore centrale, fornisce una rappresentazione grafica a colori dello spessore dell’intera superficie corneale. Questo permette di identificare il punto di minimo spessore, dato cruciale nella diagnosi di cheratocono e nella pianificazione chirurgica.
Quali sono i valori normali della pachimetria
I valori di riferimento dello spessore corneale centrale nella popolazione sana si attestano generalmente tra 520 e 540 micrometri (µm), con una media intorno ai 530-535 µm. Esistono tuttavia variazioni individuali e il range considerato normale può estendersi indicativamente tra 500 e 560 µm.
Valori inferiori a 500 µm indicano una cornea sottile, condizione che può essere associata a:
- maggior rischio di sviluppare glaucoma o di progressione della malattia
- presenza di cheratocono o altre ectasie corneali
- possibile controindicazione alla chirurgia refrattiva laser.
Valori superiori a 600 µm suggeriscono invece una cornea spessa, che può indicare edema corneale (accumulo di liquidi negli strati corneali) o può influenzare la lettura della pressione intraoculare facendola apparire più elevata del reale.
La pachimetria non misura solo il centro della cornea: nelle mappe pachimetriche si osserva che lo spessore aumenta progressivamente dal centro verso la periferia. Il punto di minimo spessore rappresenta un parametro fondamentale nella valutazione del cheratocono, dove tale punto si sposta dalla posizione centrale.
Quanto dura la pachimetria corneale
L’esame pachimetrico ha una durata estremamente breve. La misurazione vera e propria richiede solo pochi secondi per ciascun occhio, generalmente non più di 10-15 secondi complessivi. Considerando il tempo necessario per posizionare il paziente, instillare eventualmente il collirio anestetico e acquisire le misurazioni, l’intera procedura raramente supera i 5 minuti.
Con le tecniche ottiche senza contatto, la durata è ancora più ridotta: bastano 2-3 secondi per acquisire le scansioni necessarie. L’elaborazione dei dati da parte del software è praticamente istantanea, fornendo risultati immediati.
Si può guidare dopo la pachimetria corneale
Dopo una pachimetria corneale si può normalmente guidare senza problemi. L’esame non comporta dilatazione pupillare né provoca alterazioni visive significative.
Se è stata utilizzata la tecnica a ultrasuoni con collirio anestetico, potrebbe persistere per 15-20 minuti una lieve sensazione di offuscamento visivo o di corpo estraneo, ma generalmente non tale da impedire la guida. È comunque consigliabile attendere qualche minuto prima di mettersi al volante, fino alla completa scomparsa dell’effetto anestetico.
Le tecniche ottiche, non prevedendo alcun contatto né instillazione di colliri, non provocano alcun fastidio residuo e permettono di riprendere immediatamente qualsiasi attività, inclusa la guida.
Per prenotare una valutazione oculistica con pachimetria corneale, è possibile rivolgersi a un oculista a Genova presso il Centro Medico Santagostino.