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Fosfatasi alcalina alta e bassa: cause, valori e cosa fare

La fosfatasi alcalina è un enzima presente in diversi tessuti del corpo umano, concentrato principalmente nelle ossa, nel fegato, nei reni e nell’intestino. La sua misurazione nel sangue rappresenta uno strumento diagnostico fondamentale per valutare lo stato di salute di fegato e apparato scheletrico.

Quando il medico prescrive il dosaggio della fosfatasi alcalina, lo fa per individuare eventuali anomalie a carico di questi organi o per monitorare l’evoluzione di patologie già diagnosticate. I livelli di questo enzima nel sangue cambiano in risposta a condizioni fisiologiche o patologiche, fornendo informazioni preziose sul funzionamento dell’organismo.

A cosa serve l’analisi della fosfatasi alcalina

L’esame della fosfatasi alcalina viene prescritto in diverse situazioni cliniche. Principalmente, questo test serve per diagnosticare e monitorare malattie epatiche, soprattutto quelle che coinvolgono le vie biliari, e patologie ossee come il morbo di Paget, l’osteomalacia o i tumori con metastasi scheletriche.

Il medico richiede questo esame quando sono presenti sintomi sospetti quali ittero, dolore addominale persistente, stanchezza cronica, dolori ossei inspiegabili o fratture frequenti. Viene inoltre utilizzato come parte degli esami del sangue di routine della funzionalità epatica, insieme a bilirubina e transaminasi.

Durante la gravidanza, l’analisi della fosfatasi alcalina assume un significato particolare: i suoi livelli aumentano fisiologicamente a causa della produzione placentare dell’enzima. Nei bambini e negli adolescenti, valori elevati sono spesso normali e riflettono l’intensa attività di crescita ossea.

Valori di riferimento della fosfatasi alcalina

I valori normali variano in base all’età, al sesso e al laboratorio di analisi. Negli adulti, i valori di riferimento si collocano generalmente tra 40 e 150 unità per litro, ma è fondamentale considerare gli intervalli specifici indicati dal laboratorio.

PopolazioneValori di riferimentoNote
Adulti40-150 U/LValori standard
Bambini e adolescentiFino a 400-500 U/LAumento fisiologico per crescita ossea
Gravidanza (terzo trimestre)Quasi il doppio dei valori normaliProduzione placentare dell’enzima

Cosa significa avere la fosfatasi alcalina alta

Un valore elevato di fosfatasi alcalina può indicare diverse condizioni patologiche. A livello epatico, l’aumento dell’enzima si verifica in presenza di ostruzione delle vie biliari, causata da calcoli, tumori o infiammazioni. Epatiti, cirrosi e steatosi epatica possono anch’esse determinare un innalzamento dei livelli.

Per quanto riguarda le patologie ossee, la fosfatasi alcalina aumenta nel morbo di Paget, una malattia caratterizzata da un anomalo rimodellamento osseo, nell’osteomalacia e nel rachitismo, condizioni legate a carenza di vitamina D. Anche fratture in fase di guarigione e metastasi ossee causano incrementi significativi.

Altre cause di fosfatasi alcalina elevata includono ipertiroidismo, insufficienza renale cronica, alcuni tumori e malattie del sangue. In presenza di valori alti, il medico può richiedere ulteriori esami per identificare l’origine dell’alterazione, distinguendo tra fonte epatica e ossea attraverso il dosaggio degli isoenzimi specifici.

Fosfatasi alcalina bassa: quando preoccuparsi

Valori inferiori alla norma sono meno comuni ma possono avere significato clinico. La fosfatasi alcalina bassa si osserva in condizioni di malnutrizione severa, carenza di zinco o magnesio, ipotiroidismo e celiachia non trattata.

L’ipofosfatasia, una rara malattia genetica caratterizzata da deficit dell’enzima, provoca problemi nella mineralizzazione ossea e può manifestarsi con debolezza muscolare, dolori articolari e fragilità scheletrica. Anche l’anemia perniciosa e l’assunzione di alcuni farmaci possono ridurre i livelli.

Quali farmaci fanno aumentare la fosfatasi alcalina

Numerosi farmaci possono influenzare i livelli di fosfatasi alcalina. Gli antibiotici, in particolare eritromicina e nitrofurantoina, possono causare un incremento transitorio dell’enzima. Gli anticonvulsivanti come fenitoina e carbamazepina sono noti per aumentare la fosfatasi alcalina attraverso l’induzione di enzimi epatici.

I contraccettivi orali e altri farmaci contenenti estrogeni possono modificare i valori, così come alcuni antinfiammatori non steroidei e statine utilizzate per ridurre il colesterolo. Gli steroidi anabolizzanti e alcuni antibiotici antitubercolari rappresentano altre categorie farmacologiche che possono alterare i risultati dell’esame.

È importante informare il medico di tutti i farmaci assunti prima di eseguire il test, poiché potrebbe essere necessario sospenderli temporaneamente o interpretare i risultati tenendo conto della terapia in corso.

Cosa non mangiare con la fosfatasi alcalina alta

Quando i valori risultano elevati a causa di problemi epatici, è consigliabile limitare il consumo di alimenti grassi, fritture e cibi processati che possono affaticare il fegato. L’alcol deve essere evitato completamente in presenza di patologie epatiche.

In caso di origine ossea dell’alterazione, non esistono restrizioni alimentari specifiche legate alla fosfatasi alcalina stessa, ma è fondamentale garantire un adeguato apporto di calcio e vitamina D per favorire la salute dello scheletro. Alimenti ricchi di questi nutrienti includono latticini, pesce azzurro, uova e verdure a foglia verde.

Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura e cereali integrali, supporta il benessere generale dell’organismo. L’idratazione adeguata e la limitazione di sale e zuccheri raffinati contribuiscono al mantenimento di una buona funzionalità epatica.

Come si esegue l’esame della fosfatasi alcalina

Il dosaggio si effettua attraverso un semplice prelievo di sangue venoso, preferibilmente al mattino e a digiuno da almeno 8-12 ore. Il digiuno è importante perché l’assunzione di cibo, specialmente se ricco di grassi, può influenzare temporaneamente i livelli dell’enzima.

È consentito bere acqua nelle ore precedenti il prelievo. L’attività fisica intensa nei giorni precedenti l’esame dovrebbe essere evitata, poiché può causare alterazioni transitorie dei valori. I risultati sono generalmente disponibili entro 24-48 ore e devono essere interpretati dal medico nel contesto della storia clinica del paziente.