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Dolore al tallone: cause, sintomi e rimedi efficaci

Il dolore al tallone rappresenta uno dei disturbi più comuni che colpiscono il piede, limitando la capacità di camminare, correre e svolgere normali attività quotidiane. Questa condizione, spesso definita tallonite o tallodinia, può manifestarsi a qualsiasi età e richiede un’attenzione particolare per evitare che diventi cronica.

Il calcagno, l’osso che forma il tallone, è sottoposto a sollecitazioni continue durante il movimento e può infiammarsi per diverse ragioni. Comprendere le cause del dolore e riconoscere i sintomi permette di intervenire tempestivamente con i rimedi appropriati, evitando complicazioni più serie.

Le cause principali del dolore al tallone

Il dolore al tallone raramente compare senza una causa specifica. Tra i fattori scatenanti più frequenti troviamo la fascite plantare, lo sperone calcaneare e le alterazioni biomeccaniche del piede.

Fascite plantare

La fascite plantare è un’infiammazione della banda di tessuto connettivo che si estende dal calcagno alle dita dei piedi. Questa struttura, chiamata fascia plantare, assorbe gli impatti durante la camminata e sostiene l’arco del piede. Quando viene sottoposta a stress eccessivo, si infiamma causando dolore acuto nella parte inferiore del tallone, particolarmente intenso al mattino o dopo periodi di riposo.

Sperone calcaneare

Lo sperone calcaneare è una formazione ossea che si sviluppa nella parte inferiore o posteriore del calcagno, spesso come conseguenza di una fascite plantare trascurata. I depositi di calcio creano una piccola protuberanza che può irritare i tessuti circostanti. Non tutti gli speroni causano dolore, ma quando sono sintomatici provocano una sensazione pungente ad ogni passo.

Altre cause comuni

Ulteriori condizioni che possono provocare dolore al tallone includono la borsite del calcagno, l’infiammazione o lesione del tendine d’Achille, le fratture da stress dovute a sovraccarico e la sindrome del tunnel tarsale. Anche l’utilizzo di calzature inadeguate, l’eccesso di peso corporeo e alcuni difetti posturali contribuiscono allo sviluppo del disturbo.

Come si fa a capire se si ha la tallonite?

Riconoscere la tallonite è fondamentale per intervenire precocemente. I sintomi caratteristici permettono di distinguerla da altre condizioni dolorose del piede.

Il segno distintivo principale è un dolore localizzato nella parte posteriore o inferiore del tallone, che tende a manifestarsi o intensificarsi dopo periodi di inattività. Molte persone avvertono una fitta acuta ai primi passi del mattino, che migliora leggermente con il movimento ma può ripresentarsi dopo essere stati seduti a lungo.

Il dolore peggiora tipicamente quando si cammina a piedi nudi su superfici dure, si salgono le scale o si pratica attività fisica. Alla palpazione, la zona interessata risulta sensibile e a volte è possibile notare un leggero gonfiore. Se il dolore si accompagna a arrossamento, calore intenso o difficoltà a muovere il piede, è opportuno consultare subito un medico.

Cosa bisogna fare quando ti fa male il tallone?

Quando compare il dolore al tallone, alcune misure immediate possono alleviare il fastidio e favorire il recupero.

Il primo intervento consiste nel ridurre le attività che sollecitano il calcagno, evitando di camminare o stare in piedi per periodi prolungati. Il riposo non significa immobilità totale, ma limitare i carichi eccessivi sul piede dolente.

L’applicazione di ghiaccio sulla zona interessata per 15-20 minuti, tre o quattro volte al giorno, aiuta a controllare l’infiammazione e ridurre il dolore. È importante proteggere la pelle con un panno per evitare lesioni da freddo.

Indossare calzature adeguate fa la differenza: scarpe con buon supporto dell’arco plantare, suola ammortizzata e tacco leggermente rialzato (2-3 cm) riducono la tensione sulla fascia plantare e sul tendine d’Achille. Evitare scarpe piatte, vecchie o con suole consumate.

Gli esercizi di stretching del polpaccio e della fascia plantare, eseguiti regolarmente soprattutto al mattino, contribuiscono ad allentare la tensione e prevenire le ricadute.

Come disinfiammare la tallonite?

Il trattamento antinfiammatorio della tallonite prevede approcci diversi, spesso combinati tra loro per risultati ottimali.

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come ibuprofene o naprossene, aiutano a ridurre dolore e infiammazione quando assunti secondo prescrizione medica. In alcuni casi, lo specialista può consigliare infiltrazioni di corticosteroidi nella zona interessata per un sollievo più rapido.

Le terapie fisiche rappresentano un’opzione efficace: onde d’urto, laser, ultrasuoni e tecarterapia stimolano la rigenerazione dei tessuti e accelerano la guarigione. La fisioterapia, con esercizi mirati di stretching e rinforzo muscolare, corregge eventuali squilibri biomeccanici che contribuiscono al problema.

L’utilizzo di plantari ortopedici su misura o talloniere in silicone distribuisce meglio il carico sul piede, riducendo lo stress sul calcagno. Nei casi più resistenti, può essere indicato l’uso temporaneo di un tutore notturno che mantiene il piede in leggera dorsiflessione, favorendo l’allungamento della fascia plantare durante il riposo.

Come si cura la tallonite nei bambini?

La tallonite infantile presenta caratteristiche particolari, essendo spesso legata alla crescita ossea. Si manifesta tipicamente tra gli 8 e i 14 anni, quando la tibia cresce più rapidamente rispetto all’allungamento del muscolo del polpaccio, generando tensione sul calcagno.

Nei bambini, il trattamento è generalmente conservativo e meno invasivo. Il riposo dalle attività sportive intense per alcune settimane permette ai tessuti di recuperare. L’applicazione di ghiaccio dopo l’attività fisica e gli esercizi di stretching del polpaccio risultano particolarmente utili.

L’utilizzo di calzature con tacco leggermente più alto riduce la trazione sul calcagno durante la crescita. Plantari specifici per l’età pediatrica possono correggere eventuali difetti di appoggio. Raramente si ricorre a farmaci antinfiammatori, e solo su indicazione pediatrica.

La maggior parte dei casi di tallonite infantile si risolve spontaneamente con la fine della fase di crescita, ma se trascurata può evolvere in problematiche più complesse nell’età adulta.

Quando consultare uno specialista

Rivolgersi a un medico specialista diventa necessario in diverse circostanze. Se il dolore persiste oltre le tre settimane nonostante i rimedi casalinghi, è opportuno sottoporsi a una valutazione professionale.

Altri segnali che richiedono attenzione medica includono dolore intenso che impedisce di camminare, gonfiore significativo, arrossamento o sensazione di calore nel tallone, e dolore che compare dopo un trauma. La presenza di formicolio, intorpidimento o debolezza nel piede suggerisce possibili problemi nervosi che necessitano diagnosi accurata.

L’ortopedico o il podologo effettuerà un esame clinico approfondito e potrà prescrivere indagini strumentali come radiografie, ecografie o risonanze magnetiche per identificare con precisione la causa del dolore. Una diagnosi corretta permette di impostare il trattamento più appropriato, che nei casi più gravi può includere anche l’opzione chirurgica, riservata comunque a situazioni particolari e resistenti alle terapie conservative.